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Letteratura

Valle d’Aosta tra storia e immaginario - Vallée d’Aoste entre histoire et imaginaire

Appel à communications

Riassunto dell'annuncio: 
Il convegno intende fornire un quadro non solo aggiornato e approfondito, ma anche ampio e multiprospettico, della realtà culturale valdostana attuale, così come della sua evoluzione nel corso del tempo, che consenta, attraverso la rivisitazione e la rimeditazione di aspetti storici, artistici e letterari, di definire (o ridefinire) un possibile nucleo identitario valdostano e che possa essere al tempo stesso occasione di bilanci e valutazioni, ma anche punto di partenza per la costruzione e lo sviluppo di futuri scenari culturali.
L’esistenza più o meno riconosciuta di una identità valdostana ha da sempre acceso ampi dibattiti, soprattutto di carattere politico. Raramente tuttavia ci si è soffermati a riflettere sulla possibilità di considerare una specificità della Valle d’Aosta che emerga distintamente nel panorama culturale italiano ed europeo, in ambiti quali quello storiografico, letterario e più in generale nelle diverse produzioni artistiche, come la musica, l’arte e soprattutto il cinema. Esiste, per esempio, un’identità valdostana storicamente riconoscibile, con caratteristiche ben definite, o è piuttosto un concetto moderno che la storiografia ha proiettato sul passato? Come si differenzia il destino della Valle d’Aosta da quello del Vallese, della Tarentaise o della Val di Susa? Si può parlare, in virtù di qualche valido esempio di poesia dialettale e della più corposa produzione in lingua francese, di un’identità letteraria valdostana? Ed è lecito, per contro, domandarsi quanto e quale spazio abbia avuto la Valle d’Aosta nella vita culturale e letteraria italiana, al di là della statura di intellettuali come Natalino Sapegno e Federico Chabod? E ancora, quale immagine della Valle d’Aosta emerge dalle opere dei poeti e degli scrittori che l’hanno frequentata e raccontata nel passato, come Carducci, Gozzano, De Amicis, Levi e altri? E in che modo tale immagine si è modificata nella rappresentazione di autori contemporanei come Cognetti e Manzini, le cui opere godono di un sempre maggiore successo di critica e di pubblico? È infine troppo ottimistico parlare di una vocazione “cinematografica” valdostana dopo i successi televisivi di Rocco Schiavone e la partecipazione sempre più importante a progetti e produzioni nazionali e internazionali (Avengers, Kingsman etc.)? Il Convegno Internazionale di Studi Valle d’Aosta tra storia e immaginario - Vallée d’Aoste entre histoire et imaginaire – promosso e organizzato dal Dipartimento LLCER dell’Université Savoie Mont Blanc in collaborazione con la Regione Autonoma Valle d’Aosta – intende, per quanto possibile, cercare delle risposte a questi e altri interrogativi, attraverso un approccio interdisciplinare, transmediale e transnazionale che dia spazio alle più diverse voci critiche e che diventi fertile terreno di confronto fra le varie prospettive di ricerca. Lo scopo è fornire, in un momento storico di grandi e rapidi cambiamenti, un quadro non solo aggiornato e approfondito, ma anche ampio e multiprospettico della realtà culturale valdostana attuale, così come della sua evoluzione nel corso del tempo. Uno stato dell’arte, insomma, che consenta, attraverso la rivisitazione e la rimeditazione di aspetti storici, artistici e letterari di definire, o ridefinire, un possibile nucleo identitario valdostano e che possa essere al tempo stesso occasione di bilanci e valutazioni, ma anche punto di partenza per la costruzione e lo sviluppo di futuri scenari culturali. In tale prospettiva, naturalmente, il convegno non può non essere anche un momento di riflessione sulla vocazione transfrontaliera della Valle d’Aosta, in particolare sui rapporti con la vicina Francia e più in generale sul suo essere un carrefour culturale tra le diverse anime europee. Nello specifico il convegno si prefigge di indagare la dimensione storico-culturale della Valle d’Aosta secondo quattro macro-linee direttrici e si articola di conseguenza in quattro sessioni tematiche da considerare, tuttavia, in una prospettiva di ricerca interdisciplinare, in quanto elementi interconnessi e in continuo dialogo. La prima sessione (1), che prevede un taglio più squisitamente letterario, è dedicata a verificare l’esistenza di un’identità letteraria valdostana, così come a considerare il ruolo e la specificità della Valle d’Aosta nel panorama culturale italiano, attraverso interventi che possano spaziare dalle analisi linguistiche alle indagini filologico-letterarie fino ad affondi puntuali su autori e opere in vario modo collegati con la Valle d’Aosta. La seconda sessione (2), di carattere più storico, esaminerà il “particolarismo” valdostano, la sua effettiva esistenza e, soprattutto, il modo in cui è stato sviluppato e persino costruito dalla storiografia. Verrà inoltre analizzata la specificità della Valle d’Aosta, al tempo stesso chiusa dalle sue catene montuose e aperta all’Europa, in quanto attraversata da una delle più importanti vie transalpine. La terza sessione (3) mira ad analizzare il “fattore” Valle d’Aosta nelle diverse espressioni artistiche (cinema, musica, arte), non solo in quanto scenario naturale, ma anche come fonte di ispirazione e punto di partenza della creazione artistica stessa. Tale impostazione non esclude naturalmente aperture e collegamenti con l’ambito storico-letterario. La quarta sessione (4) si apre, infine, a una dimensione internazionale. A partire dalla parole del canonico valdostano François-Gabriel Frutaz («On a toujours oublié ou ignoré un fait capital: c’est que [...] les montagnes, les Alpes surtout rattachaient les populations des deux versants, au lieu de les séparer»), intende riflettere sui rapporti storici e culturali con la vicina Francia per esaminarne la natura e l’evoluzione nel corso del tempo e valutare così l’effettiva influenza della cultura francofona nella formazione di una eventuale identità storico-culturale valdostana. Le proposte di contributo, relative a una delle quattro linee tematiche sopra descritte, dovranno essere calibrate in previsione di interventi di 30 minuti. Redatte in italiano o in francese e titolate, non dovranno in ogni caso superare le 300 parole e dovranno essere gentilmente inviate entro il 31 agosto 2025 al seguente indirizzo: moreno.savoretti@univsmb.fr. La comunicazione dell’accettazione sarà data entro il 30 settembre 2025. È prevista la pubblicazione degli atti.
Nome del contatto: 
Moreno Savoretti
Email del contatto: 
moreno.savoretti@univ-smb.fr
Segnalato da: 
Luca Elfo Jaccond
Email: 
lucaelfo.jaccond@univr.it
Data di inizio o data limite dell'evento: 
24/03/2026
Data di fine dell'evento: 
26/03/2026
Città dell'evento: 
Aosta
Tipo di evento: 
Colloques
Categoria principale: 

OEuvres complètes XIX-XX: Les Natchez, éd. Morgane Avellaneda et Pierino Gallo, prés. Benjamin Hoffmann

Contenuto dell'annuncio: 

OEUVRES COMPLÈTES, XIX XX : LES NATCHEZ
Édition établie par Morgane Avellaneda et Pierino Gallo. . Avec une présentation de Benjamin Hoffmann
CHATEAUBRIAND

Débutés à la veille de la Révolution et annoncés en 1801 dans la préface d’Atala, Les Natchez paraissent pour la première...

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Categoria principale: 
Segnalato da: 
Pierino Gallo
Email: 
pgallo@unime.it
ISBN: 
978-2-7453-6348-0
Collezione: 
TEXTES DE LITTERATURE MODERNE ET CONTEMPORAINE
Anonyme
Editore: 
Honoré Champion
Luogo della pubblicazione: 
Paris
Data di pubblicazione: 
Friday, June 27, 2025
Data di pubblicazione online: 
Friday, June 27, 2025
URL: 
https://www.honorechampion.com/fr/editions-honore-champion/13334-book-08536348-9782745363480.html
Lingua: 
Francese
Parole chiave: 
Chateaubriand (François-René), Natchez, Bon Sauvage, épopée en prose, roman noir
Sito web di riferimento: 
https://www.honorechampion.com/fr/editions-honore-champion/13334-book-08536348-9782745363480.html

Liberté de penser, liberté de créer au XVIIe siècle. S’affranchir des traditions artistiques, rhétoriques et scientifiques

18e Colloque international du CIR 17

Riassunto dell'annuncio: 
Il Centro Internazionale di Francesisti Secentisti organizza a Lecce, insieme all’Università del Salento, il suo 18° Convegno internazionale, dal titolo “Liberté de penser, liberté de créer au XVIIe siècle. S’affranchir des traditions artistiques, rhétoriques et scientifiques”. Il convegno si terrà nei giorni 25-26 giugno, nella sala teatrino dell’ex Convitto Palmieri e il 27 giugno nella sala conferenze del Rettorato, in piazza Tancredi a Lecce.
Incentrato sul Seicento letterario francese, attraverso prospettive interdisciplinari volte ad esaminare la produzione artistica e filosofica, nonché la documentazione epistolare, i diari di viaggio e i discorsi tenuti nell’ambito delle Accademie, il Convegno invita a riflettere sulla Francia del XVII secolo e sul ruolo cruciale dell’Italia nel panorama internazionale. Il Convegno è articolato in dieci sessioni i cui titoli sono i seguenti: Ière Session Voyages et libres pensées : la Carte du Ciel et de la Terre ; IIe Session Théâtre, machines et musique : surnaturel et prouesses ; IIIe Session Critiquer l’astrologie et la magie ; IVe Session Liberté et civilité féminines ; Ve Session Langue, rhétorique et poétique en mouvement ; VIe Session L’écriture théâtrale entre religion et esprit d’examen/affranchissement ; VIIe Session Libertinage de plume et petits genres ; VIIIe Session Religion, mathématiques et science moderne ; IXe Session Écriture féminine et écritures proto-féministes ; Xe Session Liberté et création féminines dans le(s) cloître(s) au XVIIe siècle.
Segnalato da: 
Marcella Leopizzi
Email: 
marcella.leopizzi@unisalento.it
Data di inizio o data limite dell'evento: 
25/06/2025
Città dell'evento: 
LECCE
Tipo di evento: 
Colloques
Categoria principale: 
Sottocategoria: 

Conférence en ligne : Exploration d’une ère historique finissante et d’une aube politique naissante : "L'Indipendente", créé et dirigé par Dumas entre 1860 et 1864.

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Conférence en ligne : Exploration d’une ère historique finissante et d’une aube politique naissante : "L'Indipendente", créé et dirigé par Dumas entre 1860 et 1864.

Alvio Patierno, professeur à l'université Suor Orsola Benincasa de Naples, présentera en visio son travail sur L'...

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Categoria principale: 
Segnalato da: 
Alvio Patierno
Email: 
alvio.patierno@unisob.na.it
Anonyme
Parole chiave: 
Dumas - Journalisme - Naples
URL del sito: 
https://www.dumaspere.com

"Fragiles sans être idiots" (spectacle théâtral)

Atelier de Théâtre en Langue Française de l'Université de Padoue

Riassunto dell'annuncio: 
Dimanche 22 juin, les étudiants de l’Atelier de Théâtre en Langue Française dirigé par la professeure Anna Bettoni présenteront une adaptation de "Les Idiots" de Claudine Galéa au Cinéma Théâtre Lux de Padoue, à 21h00.
Plus d'informations sur le site: https://www.facebook.com/share/p/1C8nmaq7NH/ Entrée libre.
Nome del contatto: 
Anna Bettoni
Email del contatto: 
anna.bettoni@unipd.it
Indirizzo postale: 
Claudine Galéa, Théâtre, langue française
Segnalato da: 
Francesca Dainese
Email: 
francesca.dainese@unipd.it
Data di inizio o data limite dell'evento: 
22/06/2025
Data di fine dell'evento: 
22/06/2025
Città dell'evento: 
Padova, Cinema Lux
Tipo di evento: 
Séminaires et conférences
Categoria principale: 

Journée d'études "Tout est faux!"

Groupe International de Recherches Balzaciennes

Riassunto dell'annuncio: 
Journée d'études du GIRB (Groupe International de Recherches Balzaciennes) "Tout est faux!" vendredi 20 juin 2025 La Maison de Balzac (Paris)
« TOUT EST FAUX ! » (BALZAC) Évidente et paradoxale à la fois, la question du « faux » hante le roman balzacien, confronté au défi de « faire vrai » , et surtout de le faire valoir, à une époque où « tout est faux » , ou du moins le semble. Omniprésente au XIXe siècle, cette obsession pour le faux dans tous ses états – matériel, économique, scientifique, social, médiatique, littéraire, artistique, philosophique, juridique… – justifie l’intérêt que la recherche dix-neuviémiste a déjà manifesté pour ce qui pourrait être l’un des maux du siècle. En janvier 2013 s’est notamment tenue, dans le cadre des activités de la SERD, une journée d’études sur « Le faux au XIXe siècle », co-organisée par Agathe Novak-Lechevalier et Nicolas Wanlin , et présentée par Philippe Hamon, qui reprendra cette question dans Puisque réalisme il y a (2015) . Loin d’être une affaire réglée, la question du faux peut cependant être envisagée à partir de deux nouveaux cadrages épistémiques, définis par un moment (contemporain) et un corpus (balzacien), susceptibles d’apporter des éclairages inédits à cette problématique. Reposer aujourd’hui cette question invite en effet à repartir d’un concept qui a fait date dans l’histoire et la pensée du faux : en 2016, en plein Brexit et au cœur de la campagne présidentielle ayant élu Donald Trump à la tête de la Maison Blanche, l’Oxford English Dictionary sacre « mot de l’année » le terme de post-truth (« post-vérité »), qui, sans être inusité , se dote d’une résonance inouïe, au point de passer pour un symptôme du contemporain. Or l’insignifiance du « partage devenu inessentiel entre le vrai et le faux » sous la montée des fakes news, des réalités alternatives et du storytelling, fondés sur « l’efficacité du “faire croire” » carburant au pathos – avec ce que ce brouillage implique d’angoisse liée à l’effondrement de la vérité sous les apparences et de désir nostalgique d’un retour au vrai et au réel –, fait écho à des processus déjà en germe chez Balzac et décortiqués par le romancier, comme l’entrée dans l’ère médiatique, la manipulation de l’opinion, l’effondrement des croyances et des grands récits collectifs ouvrant la voie aux narrations fallacieuses. Sans succomber aux sirènes des lectures anachroniques ou téléologiques, ce « mot de l’année » donne des clefs pour lire à nouveaux frais cet autre « mal du siècle » qu’est le faux, de même que l’acuité avec laquelle le problème se pose chez Balzac permettrait de réinsérer « l’ère de la post-vérité » dans l’histoire des tensions liées au faux, à la fois produit et producteur de crises, dont le XIXe siècle constituerait un jalon essentiel. Expression d’une inquiétude non exempte de jubilation, pirouette rhétorique qui n’exclut pas le vertige éthique, « Tout est faux ! » fait office de diagnostic à partir duquel on examinera les multiples façons dont le texte balzacien prend en charge les modalités, les symptômes et les effets d’un faux omniprésent et polymorphe. L’enjeu est d’autant plus central que cet effort émane d’une œuvre qui prétend dire et faire vrai, et dont la valeur épistémique, esthétique et éthique dépend de la place réservée à la question du faux. La surchauffe autour du faux émane d’abord de la tension entre trois paradigmes contradictoires, que les interventions pourront étudier séparément ou conjointement : I. La conviction d’une différence ontologique entre le vrai et le faux, partant de l’infériorité morale de ce dernier, confie au roman balzacien une mission de discrimination, censée aboutir au partage du vrai et du faux, de la vérité et des apparences, de la réalité et des simulacres, dont les visées sont épistémiques (faire la part des faux savoirs, des « fausses images », des « fausses sciences », mais aussi des prétendues fausses pseudosciences ), politiques (proclamer l’existence d’un « seul vrai pouvoir, la Royauté », contre « le plus faux […] pouvoir, le pouvoir dit parlementaire »), éthiques, religieuses, voire métaphysiques (décrier les « faux dogmes » « à la lueur de deux Vérités éternelles »). Tout l’enjeu est de déterminer quelles instances disposent de ce savoir et de ce pouvoir sur le faux , de l’ordre également d’un savoir-faire et d’un pouvoir-dire : il ne s’agit pas simplement de connaître le faux en théorie, mais de savoir reconnaître ses innombrables avatars sous la multitude des apparences ; dire le faux ne vaut que si le locuteur dispose de l’autorité suffisante pour le dire et le faire entendre . À mi-chemin entre nostalgie envers un passé de certitudes et réponse à l’illisibilité du présent, ce partage apparemment tranché du vrai et du faux n’empêche pas d’observer dans les faits une série de renversements hiérarchiques et de retournements axiologiques. Le roman balzacien oscille entre d’un côté critique de l’inquiétant ascendant du faux sur un « Vrai qui va boitant », et de l’autre reconnaissance de son pouvoir heuristique : dans les « raisonnements les plus faux » de Louis Lambert se « rencontr[ent] encore des observations étonnantes sur la puissance de l’homme, et qui imprimaient à sa parole ces teintes de vérité sans lesquelles rien n’est possible dans aucun art ». De là une Comédie humaine prise entre maintien de l’antithèse et pratique d’une dialectique, pensée comme une démarche pour trouver le vrai à l’épreuve du faux : telle est la sagesse ironique de la Physiologie du mariage, qui recommande de « plaider à chaque instant le faux pour savoir le vrai, le vrai pour découvrir le faux ». Si le chiasme introduit une circulation entre les termes, il n’implique pour autant pas leur indifférenciation, qui surgit ailleurs dans l’œuvre. II. Parallèlement à la thèse différentialiste, il existe aussi chez Balzac la conscience historique d’une interchangeabilité, sinon d’une équivalence, entre le vrai et le faux dans la société contemporaine, allant jusqu’à leur confusion, leur dissolution l’un dans l’autre. La rêverie hallucinée de Vendramin, dont la consommation d’opium ne suffit plus à embellir la Venise réelle, pourrait dire quelque chose du regard porté par Balzac sur la société elle aussi moribonde de 1830 : « j’arrive à l’aurore de la tombe, où le faux et le vrai se réunissent en de douteuses clartés qui ne sont ni le jour ni la jour, et qui participent de l’un et de l’autre ». Présent et vérité ne sortent pas indemnes de la Révolution et de l’effondrement des transcendances morales et métaphysiques , remplacées par une contingence et un relativisme frayant le chemin à cette équivalence maintes fois reprise dans La Comédie humaine, « Tout est vrai, tout est faux ! ». Cette indifférenciation à trois branches (l’équivalence du vrai et du faux, l’indistinction entre le vrai ou le faux, l’insignifiance de ce partage à l’heure où il n’y a plus ni vrai ni faux) ouvre deux voies. D’une part, le relativisme sophistique d’un Canalis, d’un Blondet, d’un Lousteau, peut devenir fécond sur les plans épistémique et esthétique à partir du moment où la suspension des catégories du vrai et du faux permet moins d’œuvrer pour soi que de penser contre soi et hors de soi. À la confusion rhétorique du vrai et du faux, au service des intérêts, se substitue leur synthèse dans une œuvre où l’indétermination devient « le symbole du génie » bilatéral, qui empêche de trancher « entre Clarisse et Lovelace, entre Hector et Achille » et donne tort et raison à Alceste comme à Philinte . Ainsi l’œuvre de Balzac, d’autre part, fait-elle de l’indifférenciation entre vrai et faux l’occasion d’un apprentissage, celui d’une relativité heuristique, comme le suggère un excursus de la Physiologie du mariage, où se joue la bascule de la pente « sophistique » à une pensée philosophique, quasi phénoménologique, de la pluralité des rapports au réel : Celui qui a dit : Tout est vrai et tout est faux, a proclamé un fait que l’esprit humain naturellement sophistique interprète à sa manière, car il semble que les choses humaines aient autant de facettes qu’il y a d’esprits qui les considèrent. Ce fait, le voici : Il n’existe pas dans la création une loi qui ne soit balancée par une loi contraire : la vie en tout est résolue par l’équilibre de deux forces contendantes. Une telle mise en perspective du vrai et du faux, relativisés par les faits, les esprits et les lois, invite à préférer à l’hypothèse différentielle une lecture plus situationnelle du faux, envisagé comme jugement, position et perception issus d’une certaine vision du monde, dont il faut prendre connaissance et rendre compte. Aussi vrai et faux, dans cette perspective, se contredisent-ils moins qu’ils ne se complètent. III. Enfin, le parallélisme de l’expression « Tout est vrai, tout est faux » introduit une symétrie entre des notions en réalité loin d’exister à parts égales dans l’espace social. Face à l’inexorable triomphe du faux se dégage de La Comédie humaine une inquiétude doublée de fascination allant croissant, au fur et à mesure que la bourgeoisie s’attèle à une tentaculaire « conspiration contre le vrai » : générateur de faux récits destinés à édifier sa légende , son désir de légitimation n’a d’égal que sa furie de distinction , paradoxalement matérialisée tantôt par ses poses imitatives (pour donner à une politique sans enjeu ni envergure la dignité qu’elle n’a pas, Victorin Hulot, pur produit « fabriqué » par 1830, affecte une « fausse gravité »), tantôt par la masse d’objets aussi faux les uns que les autres dont elle s’entoure – des bibelots en toc de la maison Rogron aux rénovations pleines de faux luxe de l’hôtel Cormon défiguré par Du Croisier, en passant par les faux tableaux de la collection Vervelle. L’indifférenciation du vrai et du faux se double donc d’une invasion du faux, voué à une incarnation historique et concrète distincte du vrai , comme évacué au profit des notions connexes de véracité, de sincérité, d’authenticité ou d’originalité. Cette consécration appelle dès lors une sociologie du faux, qui interrogerait ce que l’essor de la bourgeoisie et de ses valeurs fait au faux et du faux, tant sur le plan des mœurs et des mentalités, que dans le rapport aux choses et aux œuvres d’art, venues répondre à une demande d’identité, de légitimité et de prestige qui alimente, à l’aube de la société de consommation et de la marchandisation de l’art, un foisonnant trafic de faux . Ces trois systèmes pourraient être déclinés selon cinq axes, qui, sans constituer une liste exhaustive, permettraient d’embrasser la diversité du faux chez Balzac, dans ses romans et ses pièces de théâtre, mais aussi sa correspondance et ses œuvres diverses. 1. CARTOGRAPHIER LE FAUX : MOTS, USAGES ET VALEURS DU FAUX L’examen du faux, mot polysémique s’il en est , pourra donner lieu à des études linguistiques et stylistiques : avec quels concepts le faux a-t-il partie liée, sans leur être équivalent ? quels sont les champs sémantiques préférentiels, et quels rapports entretiennent-ils avec les romans et les paliers de La Comédie humaine ? le faux est-il le même dans les Études de mœurs, les Études philosophiques et les Études analytiques, où s’observe une recrudescence de l’acception normative ? Y a-t-il des constructions syntaxiques récurrentes (que dire de la propension à la coordination entre vrai et faux, faux ou vrai ?), des rapprochements lexicaux privilégiés (un sort pourra être fait aux couplages faux/véritable, faux/réel, faux/juste, faux/naturel, inscrivant le faux dans un véritable système de sens et de valeurs) ? que disent ces effets d’alternative, d’ambiguïté et d’indécidabilité de l’ethos narratorial, des points de vue des personnages engagés dans la traque au faux, et de l’univers décrit, qui semble résister à l’entreprise de dévoilement ? L’étude lexico-sémantique est d’autant plus centrale que le fait de nommer le faux suppose une compétence et/ou une éthique désormais loin d’aller de soi, à relier à des questions de réception et de pragmatique. Tout en soulignant les complications engendrées par le brouillage de la frontière entre le vrai et le faux, on pourra se demander qui voit, dit et évalue le faux, au nom de quelles valeurs, et à quels usages et à quelles fins. Son identification est-elle liée à une finalité didactique, soucieuse de guider le lecteur dans le labyrinthe des apparences ? vise-t-elle une connivence entre les rieurs contre les dupes ? au contraire, entérine-t-elle la dépendance du lecteur, condamné à ne voir le faux que lorsque le texte le lui signale ? 2. LE BAL DES FAUX-CULS : FAUX-SEMBLANTS, FAUSSES IDENTITES, CORPS FAUX Réactualisant avec La Comédie humaine la métaphore du theatrum mundi pour se situer au cœur des jeux de rôles et d’acteurs, Balzac scrute avec ardeur cette « société du spectacle » avant l’heure, où le faux pénètre l’ensemble du corps social, jusqu’aux corps des individus eux-mêmes. Dans ce monde où les masques, les poses et les postiches ont pris une importance vertigineuse, on pourra étudier la pragmatique, la sociologie et la sémiologie des échanges faux et faussés, y compris les cas où les personnages se mentent à eux-mêmes ou raisonnent à faux, guidés par le « jésuitisme de la passion ». En prenant soin de distinguer dissimulation (La Fausse Maîtresse), mystification (Un début dans la vie), imposture (Modeste Mignon) et mensonge , à soi comme aux autres, on observera en particulier la façon dont la binarité vrai/faux est posée pour être mise à mal. Souvent intégrés aux scénographies de la fausse identité , notion devenue problématique au XIXe siècle, les accessoires du faux pourraient aussi donner matière à réflexion : faux toupets, faux mollets, faux cheveux, fausses dents, « affreuses et frauduleuses sous-jupes en crinoline », dessinent les contours d’un corps artificiel , porté à son plus haut degré de perfection en Béatrix, véritable « pièce à décor […] prodigieusement machinée ». Image du corps social ou du corps du texte, le corps faux pourra ainsi être envisagé à travers l’éventail de ses potentialités historiques, satiriques, sémiotiques et esthétiques. Ces pistes pourraient aussi être abordées à travers un prisme genré : le faux a-t-il un genre chez Balzac ? À en croire un certain discours misogyne, le faux a visage de femme : « Toute femme ment », et la « poésie artificielle » dont elle se pare serait la preuve de son inhérente fausseté. Mais encore faudrait-il s’entendre sur le mot, comme le souligne Renée de l’Estorade : « Oui ! la fausseté est aussi nécessaire à la femme que son corset, si par fausseté on entend le silence de celle qui a le courage de se taire, si par fausseté l’on entend le calcul nécessaire de l’avenir ». Il s’agira donc de faire la part de l’essentialisation et de la socialisation, des clichés misogynes et des stratégies féminines, dans une société où les rapports déséquilibrés entre les sexes semblent vouer les femmes au faux. 3. FAKE NEWS ! Ère du faux et « civilisation du journal » communient dans l’explosion des fausses informations. Dans la décennie 1830, à travers la mode du « canard » , « un fait qui a l’air d’être vrai, mais qu’on invente pour relever les Faits-Paris quand ils sont pâles », fake news et infox se diffusent par le canal d’une presse peu scrupuleuse de déontologie, qui « tient pour vrai tout ce qui est probable ». On pourra ainsi s’intéresser à la poétique, à la pragmatique et à la sociabilité des fake news, aux rapports entre ses contenus de prédilection et les peurs et fantasmes collectifs, à ses usages ludiques et politiques oscillant entre frivolité et nocivité. Le positionnement du roman balzacien par rapport au journal est d’autant plus capital que la différence entre fiction médiatique et fiction romanesque semble parfois ténue , a fortiori lorsque les supports de publication se confondent. Il ne serait pas inintéressant de se demander s’il existe une porosité entre la littérature au « style faux » et les fakes news publiées côte à côte dans la presse, où le langage semble alors décrocher du souci de la signification et de la référence : c’est dans La Ruche de Provins, organe du clan Tiphaine qui accueillera les diffamations anti-Rogron, que paraissent aussi les « stances mélancoliques, incompréhensibles en Brie, et adressées A ELLE !!! » de Julliard. Par-delà le cas du journal, on s’intéressera à tous les canaux de désinformation, de mésinformation et de manipulation de l’opinion qui se chevauchent dans La Comédie humaine, du plus archaïque (la rumeur) aux plus récents, comme la publicité (César Birotteau) ou le puff (La Maison Nucingen). Les angles pourront être multiples : acteurs, valeurs et supports des fausses nouvelles ; modes de circulation dans l’espace public et privé ; écriture et pouvoir de séduction de l’infox. 4. COPIES, FAUSSAIRES, FALSIFICATIONS, CONTREFAÇONS Envahissant tous les domaines de la vie privée et publique (matérielle, économique, juridique , artistique ), avec pour conséquence le dérèglement de la valeur des mots, des choses et des êtres, le faux s’incarne dans une pluralité d’objets, qui pourront donner lieu à des études séparées ou comparées : fausses lettres de change, fausses monnaies, faux passeports, fausses correspondances, faux testaments, faux bijoux, faux tableaux, auxquels on pourrait ajouter les fausses signatures et les faux témoignages inscrits sur le papier. Tous ces faux mettent en relation des dupes et des faussaires, dont on pourrait tenter de dégager un « type », dans la lignée des travaux de Loïse Lelevé sur cette figure dans le roman européen des XXe et XXIe siècles . Sa lecture deleuzienne du faussaire, « inséparable d’une chaîne de faussaires dans lesquels il se métamorphose », semble opératoire pour comprendre la mise en réseau de ces personnages dans La Comédie humaine, entre lesquels se répartissent les diverses facettes du type. Artiste médiocre condamné au « plagiat », Pierre Grassou devient faussaire malgré lui à la découverte de ses tableaux vieillis et faussement attribués dans la collection Vervelle, garnie par les soins d’Élie Magus, qui tient du faussaire par son intention de tromper dans un but lucratif . Le faux pourra également être abordé à partir de l’angle du récit. Comment raconter le faux ? quelle est sa place dans l’intrigue, et que fait-il à l’intrigue ? à quelles mises en récit les différents types de faux donnent-ils lieu ? Si le faux, parce que le pouvoir qu’il usurpe affecte le réel et appelle une révélation, s’intègre au roman en raison de ses potentialités dramatiques, il a aussi pour effet de brouiller le rythme, les points de vue et la narration. Arrivés à Angoulême, où ils dynamisent le temps de la province, les faux tirés par Lucien dérèglent la narration linéaire, qui croule alors sous les digressions et les documents déréalisant en partie la représentation. La divulgation rétrospective des fausses lettres forgées par Rosalie de Watteville révèle au lecteur l’existence d’une paralipse , donc d’un récit partiel et d’un narrateur partial. Force de désordre et de création, la « puissance du faux » représente ainsi une source d’invention et de perturbation pour les structures du récit balzacien, qui invite par ricochet à interroger les pouvoirs, les limites et les dangers de la fiction, ainsi que, plus largement, sa place et son rôle dans l’activité, la communication et le dispositif littéraires. 5. FAUX, FICTION, LITTERATURE Catégorie logique, esthétique et épistémique, le faux pourra être abordé non plus depuis l’angle des configurations narratives où il intervient comme motif, mais à partir de la question de la fiction, dont il est à la fois proche et distinct. Parce qu’il reprend pour les subvertir les notions de réalité et de vérité, qu’il recoupe les concepts de fabulation et d’affabulation, de mensonge et de contre-vérité, le faux croise les enjeux et les interrogations soulevés par la problématique de la fiction. Trois pistes pourraient être explorées : le dispositif fictionnel ; fiction et société ; la réception du roman balzacien. Bien que se réclamant du vrai, la fiction balzacienne, précisément à cause de son armature véridictive, n’échappe pas à l’écueil du faux, dont l’efficacité dépend de sa capacité à se faire passer pour vrai. Dès lors, c’est tout le dispositif fictionnel balzacien qui tombe sous le coup du soupçon : comment le faux, par sa prétention imitative, affecte-t-il en retour la mimèsis balzacienne ? le récit de faux, parce qu’il met en crise la croyance, ruine-t-il ou renouvelle-t-il le pacte de lecture et de fiction réaliste ? confronté au faux, le narrateur balzacien, prétendument omniscient, n’apparaît-il pas non fiable (lorsqu’il ne montre pas le faux) ou pire, défaillant (lorsqu’il ne démêle pas le vrai du faux) ? quel rapport entretient-il avec ses nombreux personnages de conteurs, de narrateurs, qui nourrissent la fiction de leurs récits ? À partir du moment où la société bourgeoise dissimule les faits réels sous ses faux récits, afin d’imposer sa réalité, partant sa légitimité, comment La Comédie humaine procède-t-elle pour n’être pas elle-même taxée de n’être qu’une narration fallacieuse, une réécriture plutôt qu’un roman du réel ? Pourront être étudiées les voies empruntées par le roman balzacien pour se démarquer des faux récits et débusquer le réel sous les apparences trompeuses. La société du faux engage l’œuvre balzacienne à se positionner en conséquence, par ses romans, ses discours sur le roman ou ses postures narratoriales et auctoriales. La prétention du roman balzacien à « faire vrai », contre « le faux convenu des classiques » et le « faux grandiose de tant de livres contemporains », n’a pas empêché la critique d’estimer que le père du réalisme s’est montré faux (affecté, affabulateur, fautif, falsificateur…), Sainte-Beuve l’un des premiers : Balzac, c’est bien souvent « de l’or mêlé de faux ». Les interventions pourront revenir sur le topos du « Balzac faux », voire du « miracle » d’un « Balzac resté vrai, en dépit du faux », des romans de jeunesse aux textes de la maturité, pour cibler dans son œuvre les foyers du faux (aventures, personnages, imagination, style). Kathia HUYNH * Les propositions de communication, d’une longueur d’environ 300 mots, sont à envoyer avant le 31 janvier aux adresses suivantes : jdebguy@club-internet.fr et kathia.huynh@gmail.com * BIBLIOGRAPHIE INDICATIVE AGHION, Irène et HELLMANN, Marie-Christine (dir.), Vrai ou faux ? Copier, imiter, falsifier, Paris, Bibliothèque nationale, 1998. BABELON, Martin, « Pierre Grassou ou le jeu du faux », L’Année balzacienne, 1989, p. 261-274. BARDECHE, Maurice, Balzac romancier [1940], Paris, Plon, 1943. BARON, Anne-Marie, Balzac ou l’auguste mensonge, Paris, Nathan, 1998. BAUDRILLARD, Jean, La Société de consommation : ses mythes, ses structures, Paris, Gallimard, 1970. BAUDRILLARD, Jean, Simulacres et simulations, Paris, Galilée, 1981. BIERCE, Vincent, « Canard », in Éric BORDAS, Pierre GLAUDES et Nicole MOZET (dir.), Dictionnaire Balzac, Paris, Classiques Garnier, 2021, t. I, p. 208. BOOTH, Wayne, The Rhetoric of Fiction, Chicago, University of Chicago Press, 1961. 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Nome del contatto: 
Francesco Spandri
Email del contatto: 
spandrif@gmail.com
Indirizzo postale: 
Viale Annibal Caro 4
Segnalato da: 
Francesco Spandri
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spandrif@gmail.com
Data di inizio o data limite dell'evento: 
20/06/2025
Data di fine dell'evento: 
20/06/2025
Città dell'evento: 
Paris
Tipo di evento: 
Colloques
Categoria principale: 
Sottocategoria: 
Parole chiave: 
Balzac

Maltaverne

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"Maltaverne" è l'ultimo romanzo di Mauriac, pubblicato postumo nel 1972 dalla casa editrice Flammarion. È il prosieguo del romanzo del 1969, "Un adolescent d'autrefois", ed è stato tradotto nelle principali lingue europee, compreso il russo. Il volume presenta la traduzione italiana. Nell'...

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Categoria principale: 
Segnalato da: 
Micaela Rossi
Email: 
micaela.rossi@unige.it
Anonyme
Data di pubblicazione: 
Friday, May 30, 2025
Data di pubblicazione online: 
Friday, May 30, 2025

Il tutuniè

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Il romanzo, a cura e tradotto da Gabriella Bosco, riprende il personaggio di Alice, protagonista di "Duo", dal momento della conclusione di quest’ultimo. Rimasta vedova per il suicidio del marito Michel, al suo rientro nell’appartamento natale ritrova due delle sue tre sorelle e con loro torna a...

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Segnalato da: 
Gabriella Bosco
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gabriella.bosco@unito.it
ISBN: 
9788829791651
Collezione: 
Letteratura universale Marsiliio
Anonyme
Editore: 
Marsilio
Luogo della pubblicazione: 
Venezia
Data di pubblicazione: 
Thursday, May 29, 2025
Data di pubblicazione online: 
Thursday, May 29, 2025
URL: 
https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2979165/il-tutuni
Lingua: 
italiano con testo a fronte
Parole chiave: 
Colette, romanzo, sorelle, madre, Sido

Là où naissent les horizons...

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Trois journées d’études et de réflexion au sommet du col, entre littérature alpestre, exploration du territoire et découverte du patrimoine.
Le Grand-Saint-Bernard sera le théâtre d’une expérience immersive de trois jours (5–7 septembre 2025) : un séjour d’étude et de réflexion mettant à l’honneur la littérature viatique et alpestre, le patrimoine documentaire et mémoriel du Col, les produits du territoire, ainsi que la relation entre l’homme et la nature. s’adresse aux doctorant·e·s, chercheur·euse·s, enseignant·e·s ou passionné·e·s de littérature de voyage, fasciné·e·s par l’histoire millénaire de ce lieu emblématique de la traversée des Alpes. Le programme des trois journées comprendra : – deux tables rondes avec des experts internationaux de la littérature viatique et alpestre ; – une visite des archives de l’Hospice du Grand-Saint-Bernard ; – une promenade guidée à la découverte du territoire ; – la présentation d’un ouvrage consacré au Col comme lieu de passage et de savoirs ; – une visite à la Fondation Barry et à ses célèbres chiens. Pour en savoir plus et connaître les conditions de participation, veuillez consulter la page consacrée à l’événement sur le site de l’Université de la Vallée d’Aoste : https://www.univda.it/news/voyages-savoirs-et-rencontres-au-grand-saint-bernard-une-experience-intergenerationnelle-interculturelle-et-interdisciplinaire/
Nome del contatto: 
Federica Locatelli
Email del contatto: 
f.locatelli@univda.it
Segnalato da: 
Monica Lucioni
Email: 
m.lucioni@univda.it
Data di inizio o data limite dell'evento: 
05/09/2025
Data di fine dell'evento: 
07/09/2025
Città dell'evento: 
Hospice du Grand-Saint-Bernard (Bourg-Saint-Pierre)
Tipo di evento: 
Séminaires et conférences
Categoria principale: 
Parole chiave: 
Grand-Saint-Bernard ; littérature viatique ; passage des Alpes ; récit de voyage

Séduire et éblouir : des stratagèmes amoureux aux travailleuses de la mode

Séminaire en ligne "Le XIXe siècle autour du monde", de la Société des Etudes romantiques et dix-neuviémistes

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La 3e séance du séminaire en ligne « Le XIXe siècle autour du monde » de la SERD, intitulé « Séduire et éblouir : des stratagèmes amoureux aux travailleuses de la mode », aura lieu mercredi 28 mai de 16h30 à 18h30.
Première présentation : Angela di Benedetto (Université de Foggia) - Stratégies et stratagèmes de la séduction de Crébillon fils à Pierre Louÿs (Pise, ETS, 2025). De l’âge d’or de la séduction des sylphes et des génies chez un Crébillon à l’époque de la perte d’innocence des Valmont, des brusques initiatives de jeunes gens grisés par le mythe napoléonien aux stratagèmes des jeunes femmes prolétaires, irrésistibles et dangereuses : à travers l’analyse de textes révélateurs, ce livre explore les stratégies de séduction à l’oeuvre dans les romans. Bien que toutes fassent appel à l’imagination et à la manipulation des systèmes de valeurs et de croyances des victimes, il faut distinguer la séduction de la persuasion et de la fascination. Dans tous les cas c’est un jeu dangereux où, plus encore que le plaisir, l’enjeu est le plus souvent la domination de l’autre. Répondante : Michela Gardini (Université de Bergame) Deuxième présentation : Susan Hiner (Vassar College) - Behind the seams. Women, Fashion, and Work in 19th-Century France, New-York - Dublin, Bloomsbury, 2023. Behind the Seams se concentre sur les femmes productrices de mode - à la fois ouvrières et bourgeoises - qui ont joué un rôle clé dans l'élaboration de l'économie de la mode en France. Dans la France du XIXe siècle, la mode était un secteur puissant et lucratif qui dépendait de la maîtrise experte des matières premières par les femmes. Le travail délicat des couturières et des modistes produisait des robes et des chapeaux artistiques ; la rhétorique subtile et persuasive des chroniques écrites se transformait en des campagnes de marketing ciblées et astucieuses de produits et de styles de vie ; et la splendeur visuelle stylisée des dessins, gravures, et peintures de mode alimentait un rêve d’ascension sociale qui aboutissait à la consommation. Pourtant, ce système de mode a paradoxalement effacé de nombreuses femmes dont il dépendait. Plutôt que de répéter le récit familier des femmes victimes de la mode, ce livre raconte une histoire plus complexe des travailleuses, des écrivaines et des artistes productives qui ont réussi à agir, à exercer une influence et à mener des carrières actives alors même que leur travail et leur vie étaient occultés par leur mythification dans la culture populaire. Répondante : Elise Bouley (Brown University) --- L’objectif de ce nouveau séminaire organisé exclusivement en ligne par la Société des Études romantiques et dix-neuviémistes est de présenter l’actualité de la recherche dix-neuviémiste dans le monde entier en découvrant, lors de chaque séance, deux publications récentes de différents pays. Ce séminaire bisannuel pluridisciplinaire vise à créer un lieu de discussion et de rencontre pour des universitaires du monde entier, spécialistes du dix-neuvième siècle. Les séances permettront de dresser progressivement un panorama des évolutions contemporaines des approches critiques sur le XIXe siècle, en observant la circulation des courants critiques selon les aires géographiques. Le séminaire s’appuie notamment sur le réseau des correspondants internationaux de la SERD, présents dans dix-neuf pays. Il est ouvert à toutes et tous. Un temps important est consacré à l’échange : chaque ouvrage est présenté en une vingtaine de minutes, suivies de trente minutes de discussion avec les participants du séminaire. La première séance « Littérature et savoirs » a porté sur deux publications récentes issues de travaux menés au Canada et en Suisse. La seconde, sur « La pensée esthétique de Zola », a présenté deux publications de Grande-Bretagne et du Japon.
Nome del contatto: 
Agnese Silvestri
Email del contatto: 
asilvestri@unisa.it
Segnalato da: 
Agnese Silvestri
Email: 
asilvestri@unisa.it
Data di inizio o data limite dell'evento: 
28/05/2025
Città dell'evento: 
en ligne
Tipo di evento: 
Séminaires et conférences
Categoria principale: 
Sottocategoria: 
Parole chiave: 
Roman français XIXe siècle - Mode du XIXe siècle - histoire culturelle
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