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Appels à contribution

Cesare Pavese: il racconto tra razionale e irrazionale

Résumé de l'annonce: 
call for contributions relativa alla sezione monografica del numero XIII di «Ticontre» (maggio 2020) dedicata alla scrittura di Cesare Pavese, a cura di Giancarlo Alfano, Massimiliano Tortora e Carlo Tirinanzi De Medici.
È online la call for contributions relativa alla sezione monografica del numero XIII di «Ticontre» (maggio 2020) dedicata alla scrittura di Cesare Pavese, a cura di Giancarlo Alfano, Massimiliano Tortora e Carlo Tirinanzi De Medici. La deadline per l'invio degli abstract è il 1 novembre 2019, quella per la consegna degli articoli definitivi il 6 gennaio 2019. È possibile scaricare la call in formato PDF cliccando qui. Di seguito il testo completo della call: In occasione del settantesimo anniversario della morte di Cesare Pavese «Ticontre. Teoria Testo Traduzione» ha deciso di dedicare un numero monografico alla figura del critico e scrittore piemontese. L’opera di Cesare Pavese sembra percorsa da una frattura o un dissidio che ha un ruolo centrale per comprendere la produzione dell’intellettuale di Santo Stefano Belbo. Da una parte vi è la dimensione eminentemente razionale, che gli derivava in gran parte dall’insegnamento dell’area gobettiana e in particolare di Augusto Monti, come diventa chiaro negli slanci volontaristici (letterariamente Il compagno e, biograficamente, l’iscrizione al PCI) e nell’impostazione storicistica alla base dell’idea di perdita che accompagna la crescita: a questa dimensione sembra riconducibile il tema dell’ingresso nel mondo adulto visto anche come un allontanamento e distacco da un passato ormai irrecuperabile (La luna e i falò). Dall’altra vi è invece l’impulso verso l’irrazionale, uno spazio pre- o a- logico che consente tramite il processo dell’intuizione di accedere a una verità ulteriore, quella che in Feria d’Agosto chiama «aurorale verginità della natura». Al di là delle possibili ragioni soggettive, personali dell'uomo-Pavese, una tale istanza si spiega con una idea fondativa e quasi sacrale della fanciullezza, che collettivamente si sostanzia nel mito (Dialoghi con Leucò) e, attraverso la mediazione di Jung, nella ricerca di alcuni archetipi. Questo spazio irrazionalistico alla base del mito non si risolve in una comunione panica né in un’estasi mistica, ma si volge spesso in immagini di morte: l’ambivalenza in ogni caso rimane e innerva il mondo pre-storico, contadino, cui i narratori e i personaggi pavesiani guardano sempre con affetto, desiderio, nostalgia, ma nel quale si nasconde un fondo di violenza che è espressione del caos da cui il bambino si distacca quando diventa adulto. Tutto ciò influenza anche la struttura narrativa pavesiana, caratterizzata dalla «frattura dell’asse lineare del tempo» (Lanzillotta) e da un uso esteso della ripetizione (di motivi, frasi, situazioni). L'interrogazione sul Male, sull'Irrazionale, sulla potenza del Mito ha affascinato il Pavese intellettuale e consulente editoriale, e ha di certo influenzato in maniera profonda il Pavese narratore, cui si intende dedicare questa sezione monografia di «Ticontre», considerando la sua produzione romanzesca insieme a quella poetica. L'obiettivo è di contribuire a una interpretazione complessiva della visione pavesiana del racconto come dimensione di conoscenza che va al di là della mera ricostruzione del fatto (i gaddiani «due ettogrammi di piombo» che rendevano all’autore milanese sospetta una certa interpretazione del Neorealismo) o di una conoscenza puramente logica. Narrare, quindi, come atto che mette in luce la complessità del reale, i suoi molteplici livelli, e «obbliga» (per riprendere le parole di Giuseppe O. Longo) a tenerli in considerazione e a rendere sulla pagina quella complessità. Un altro aspetto che si vorrebbe indagare riguarda la presenza di elementi pavesiani nelle generazioni successive di narratori, osservando l’influenza di Pavese sull’organizzazione del racconto, la scelta delle situazioni narrative e dei temi, la definizione di uno stile nella letteratura del secondo Novecento. Partendo da queste osservazioni si invitano gli autori interessati a mandare proposte di articoli dalla lunghezza massima di 35 000 caratteri per la sezione monografica del n. 13 della rivista «Ticontre». Gli abstract, di massimo 1000 caratteri e corredati di una breve nota bio-bibliografica di massimo 300 caratteri, dovranno essere inviati all’indirizzo pavese2020@gmail.com entro il 1 novembre 2019. Le lingue accettate per gli articoli sono quelle consentite dalla rivista. La decisione definitiva verrà comunicata entro l’8 novembre 2019. Gli articoli completi, redatti secondo le norme editoriali della rivista, dovranno essere inviati entro il 6 gennaio 2020. Tutti gli articoli verranno sottoposti a revisione tra pari. «Ticontre» è inserita nell’elenco ANVUR delle riviste di fascia A per l’area 10. Le linee di ricerca suggerite comprendono: – Cultura del mito nell'Italia tra anni Trenta e Quaranta del secolo XX – Temi del sangue, del sacrificio e della rinascita nella narrativa e nella poesia pavesiana – Strutture del racconto e forme della conduzione narrativa nei romanzi di Pavese – Pavese e la cultura del romanzo europeo e statunitense (anni '20-'40) – Influenza di Pavese sulla narrativa della seconda metà del secolo XX
Nom du contact: 
Ticontre. Teoria Testo Traduzione
Courriel du contact: 
pavese2020@gmail.com
Suggéré par: 
Ticontre. Teoria Testo Traduzione
Courriel: 
pavese2020@gmail.com
Date de début ou date limite de l'événement: 
11/11/2019
Ville de l'événement: 
Trento
Type d'événement: 
Appels à contribution
Catégorie principale: 
Sous-catégorie: 
Mots-clés: 
Cesare Pavese
Site web de référence: 
http://www.ticontre.org/ojs/index.php/t3/index

Les impressions d’un instant: les échos croisés de Proust et Woolf

Quaderni proustiani, n. 14, 2020, a cura di E. Bolchi e D. Vago

Résumé de l'annonce: 
AàC pour le numéro 14 de la revue Quaderni proustiani (2020). Date limite pour l'envoi des articles: le 30 avril 2020
Argumentaire Dans son essai Phases of fiction, Virginia Woolf encadre Marcel Proust parmi les écrivains «psychologues»e n le définissant «tellement poreux, tellement flexible, voire parfaitement réceptif, que nous ne le sentons que comme un fourreau, fin et néanmoins élastique, s’allongeant toujours davantage et servantn on pas à imposer une opinion, mais à renfermer un univers». Cette affirmation pourrait bien être référée à Woolf elle-même, flexible et réceptive, possédant cette «porosité» d’esprit dont elle parle dans A Room of One’s Own. D’ailleurs, l’adjectif «poreux» pourrait s'étendre au protagoniste de la Recherche qui, grâce à son hyperesthésie, tente de restituer une unité aux rapports hétérogènes qu’il a instaurés avec le monde sensible. Virginia Woolf aussi bien que Marcel Proust cherchent tous les deux à concrétiser les impressions fugitives d’un instant en leur donnant une forme solide, dont font partie intégrante les objets matériels tout comme les espaces physiques. Cette double porosité a été l’objet d’analyses différentes, qui se sont concentrées en particulier sur la réception et les influences de Proust chez Woolf (Painter 1972, Dezon-Jones 1978, Eells 1996, Chelain 2013, Lewis 2008, Wolkenstein 2010), aussi bien que sur l’analyse de la temporalité dans leur prose (Delaplace 2007, Chaudier 2009, Giulietti 2013). Une autre convergence dans les études concerne les rapports entre écriture et peinture (Leonard 1981, Mares 1989, Godeau 2003), à l’égard de l’esthétique impressionniste et postimpressionniste, aussi bien qu’en relation à la transformation esthétique de la réalité, vue à travers une fenêtre ou des vitraux. Dans la plupart de ces études, les chercheurs ont souligné les correspondances stylistiques existant entre les deux écrivains, leur tension entre l’éphémère et le durable, les aspects les plus intimes de leur écriture aussi bien que la modernité de leur prose (qui détruit toute illusion de linéarité temporelle, par exemple); il faut néanmoins tenir compte, comme S. Chaudier l’a intelligemment montré, de la différence qui existe entre leurs deux postures d’auteur. Beaucoup ont souligné comment Woolf, en se confrontant avec Proust, craignait d’être en retard, ou inférieure, par rapport à l’auteur de la Recherche (Cheilan, Giulietti). Dans ce tableau, il nous semble manquer une analyse plus approfondie des échos réciproques existant au niveau de la réception des deux écrivains, dans leur pays natal aussi bien qu’en Italie, par exemple. Ces interférences agissent surtout sur–et par le bais –des traductions. En nous inspirant de la méthodologie proposée par Gilles Philippe dans son essai French style (2016), nous voudrions retrouver des échos et des consonances, stylistiques aussi bien que structurelles, dans les traductions de deux écrivains et à partir de celles-ci. Scott-Moncrieff, qui le premier atraduit Proust en anglais, a permis à Woolf et à toute sa génération de découvrir l’auteur de la Recherche: Woolf a été influencée par Scott-Moncrieff, à tel point que Cheilan a pu affirmer qu’«à partir de 1922, tous les romans woolfians seront proustians». Jusqu’à quel point le Proust «imparfait» de Moncrieff (souvent un «Anglicized Proust» qui renvoie aussi à la prose d’un Henry James) a facilité son assimilation de la part de Woolf, qui en effet lisait Proust en original aussi bien que dans sa traduction anglaise? Dans une perspective plus ample, comment «le moment français» de la littérature anglaise (moment qui s’étend selon G. Philippe de 1880 à 1930) a pu favoriser et remodeler les échos entre Proust et Woolf? Vice-versa, nous invitons les chercheurs à étudier si, et jusqu’à quel point, les traductions de Woolf en français gardent ou nient des traces proustiennes, à partir des premières traductions des années 1920 jusqu’aux versions plus récentes (Woolf a été plusieurs fois traduite en français, même récemment). Y a-t-il des échos plus profonds entre ces deux auteurs dans une tierce langue, comme par exemple l’italien? En revenant à l’idée de «porosité», jusqu’à quel point la littérature nationale du XXe siècle est redevable d’influences ressortant des échos croisés entre Proust et Woolf? Voici quelques pistes pour lesquelles nous invitons les chercheurs en études anglaises, françaises, italiennes, en littérature comparée, en stylistique et en traductologie à proposer leur contribution pour ce numéro thématique des Quaderni proustiani. Pour son issue de 2020, ce numéro est ouvert à d’autres contributions revoyant aux relations obliques existant entre les deux écrivains du «Modernisme». Modalité de présentation des contributions Date d’échéance pour l’envoi des articles définitifs: le 30 avril 2020 •Résumé de 500 signes, espaces comprises •Biobibliographie de 300 signes, espaces comprises •Article de maximum 50.000 signes, espaces comprises •Bibliographie en fin d’article •Mise en page selon le modèle Word et les normes de la revue (téléchargeable sur le site de Padova University Press). Révision en double aveugle •Retour des avis: pour le 15 mai 2020. •Réponse de la revue: le 15 juin 2020. •Correction des épreuves: juillet 2020
Nom du contact: 
Davide Vago
Courriel du contact: 
davide.vago@unicatt.it
Suggéré par: 
Davide Vago
Courriel: 
davide.vago@unicatt.it
elisa.bolchi@unicatt.it
Date de début ou date limite de l'événement: 
30/04/2020
Ville de l'événement: 
Padova
Type d'événement: 
Appels à contribution
Catégorie principale: 
Mots-clés: 
Proust, Marcel; Woolf, Virginia; comparatisme; stylistique; traduction
Site web de référence: 
https://quaderniproustiani.padovauniversitypress.it/quaderni-proustiani-14-2020

Esclandre / Scandalo

Résumé de l'annonce: 
Le colloque entend explorer les différentes facettes d’esclandre/scandalo dans la littérature et les arts, en France comme en Italie, depuis le Moyen Age jusqu'à l’âge contemporain.
Proposta di contributo per il convegno "Esclandre - Scandalo", che si terrà all'Università di Macerata nei giorni 5-6 ottobre 2020. Organizzato nell'ambito degli accordi di laurea binazionale Mediazione Linguistica-Macerata/Université Clermont-Auvergne, esso darà luogo alla pubblicazione di Atti nel n°2 della collana internazionale "Regards croisés", pubblicata presso le EUM-Edizioni Università di Macerata. Gli organizzatori sono: - Donatella Bisconti, UCA - IHRIM, - Daniela Fabiani - Università di Macerata, - Cristina Schiavone - Università di Macerata, - Luca Pierdominici - Università di Macerata. Le proposte di intervento andranno inviate entro il 30 marzo 2020 a : Donatella Bisconti (université Clermont Auvergne): donatella.bisconti@uca.fr Cristina Schiavone (università degli Studi di Macerata): cristina.schiavone@unimc.it Dettagli in allegato.
Nom du contact: 
Luca Pierdominici / Cristina Schiavone
Courriel du contact: 
luca.pierdominici@unimc.it / cristina.schiavone@unimc.it
Suggéré par: 
Marie Gaboriaud
Courriel: 
marie.gaboriaud@institutfrancais.it
Date de début ou date limite de l'événement: 
30/03/2020
Ville de l'événement: 
Macerata
Type d'événement: 
Appels à contribution
Catégorie principale: 
Mots-clés: 
scandalo, scandale, esclandre

La plume et la fourchette : de la nourriture en littérature

Nouvelle Fribourg, n. 5

Résumé de l'annonce: 
Le prochain numéro de "Nouvelle Fribourg" vise à analyser les représentations de la nourriture dans la littérature française à partir du XIXe siècle jusqu'à l'époque contemporaine.
Qu’est-ce que la nourriture ? Selon Roland Barthes, « ce n’est pas seulement une collection de produits, justiciables d’études statistiques ou diététiques. C’est aussi et en même temps un système de communication, un corps d’images, un protocole d’usage, de situations et de conduites » (Pour une psycho-sociologie de l’alimentation contemporaine, 1961). Si tous les arts, et en particulier la peinture et la photographie, ont toujours célébré la nourriture depuis leur origine, la littérature n’en fait pas moins. Pourquoi tant d’intérêt pour un sujet apparemment banal ? Nous suggérons que c’est en vertu de sa nécessité pour l’être humain, cet humain qui est d’ailleurs au cœur de toute tentative et ambition littéraire. Chaque écrivain traduit par sa plume l’existence sous ses aspects les plus divers, et l’acte vital de manger trouve par conséquent dans la création littéraire une place essentielle. Comme Alexandre Dumas, qui nous a offert sa « bible culinaire », de nombreux artistes ont parsemé en effet leurs ouvrages de gestes liés à ce besoin primordial. Si l’alimentation est indispensable à la survie du corps et de l’esprit, elle est pourtant célébration, consolation, séduction, éros, offrande, soulagement : autrement dit, elle est inscrite en profondeur dans l’expérience perceptive et dans la sensibilité d’un individu et d’une société. La nourriture apparaît en effet comme la marque par laquelle s’exprime un peuple, un ensemble social, dans son rapport au monde. Nous pourrions pour cela affirmer à juste titre qu’elle est mode de vie et langage à la fois. Les descriptions des tables, des repas, les mots que s’échangent les convives ne se bornent pas à donner plus de réalisme aux œuvres littéraires. Ils permettent de découvrir les enjeux constitutifs des sujets romanesques et la vision du monde que ceux-ci incarnent. C’est dans cette perspective qu’il faudrait relire et analyser les comportements et les gestes des mangeurs, afin d’en dégager l’importance au-delà de la fonction thématique dans l’ensemble d’un texte littéraire. En effet, l’acte de s’alimenter implique le plus souvent commensalité, c’est-à-dire convivialité autour d’un repas. Le plaisir de manger, outre à donner libre essor à la jouissance physique, voire charnelle, relève du désir de partage et de la volonté d’établir des liens entre les individus. Cela dit, nous avons considéré jusqu’ici la nourriture comme soumise au geste humain et comme objet de marchandisation. Elle est pourtant sujet actif pourvu de sa propre autonomie et de son existence au-delà de l’individu qui se l’approprie. Pour cette raison, l’homme a voulu donner sa voix à ce qui ne la possède pas, dans l’intention d’explorer un univers étranger et à l’apparence impénétrable. Que l’on songe par exemple à cette célèbre description des légumes dans Le Ventre de Paris : « Les cœurs élargis des salades brûlaient, (…) les carottes saignaient, les navets devenaient incandescents, dans ce brasier triomphal » que Zola essaie d’animer à travers une anthropomorphisation. Suivant l’esthétique zolienne du débordement, très proche du gigantisme rabelaisien, les aliments dépassent ici leurs limites en nombre et en nature, jusqu’à vivre, agir et souffrir comme des êtres. Le monde animal se prête encore mieux à un travail d’identification et de rapprochement visant au développement d’une empathie entre les différentes espèces vivantes. Seulement la reconnaissance de la pleine subjectivité des animaux les affranchit de leur condition de simples biens de consommation, de manière que leur point de vue soit effectivement pris en compte. Toutes ces réflexions, d’une extrême actualité, nous poussent à formuler une question : qu’enseigne la littérature à propos du rapport entre l’homme et l’environnement dans une perspective durable ? Pour conclure, comme le dit Claude Lévi-Strauss, « il ne suffit pas qu’un aliment soit bon à manger, encore faut-il qu’il soit bon à penser ». C’est pour cela que dans le prochain numéro de Nouvelle Fribourg nous vous invitons à alimenter les interrogatifs liés à ce fondement incontournable de la vie quotidienne, en particulier dans la littérature française du XIXe, XXe et XXIe siècles. Nous vous prions de nous envoyer vos propositions d’article avant le 31 octobre 2019 à l’adresse suivante : info@nouvellefribourg.com Calendrier  Date limite pour la remise des propositions :  31 octobre 2019 Date limite pour la remise des contributions : 31 décembre 2019 Vous pouvez envoyer vos propositions de titre accompagnées de 10 lignes de projet et d’une courte biographie professionnelle à l’adresse info@nouvellefribourg.com. Le Comité scientifique de lecture prendra sa décision dans les jours qui suivront et nous communiquerons ensuite les consignes éditoriales aux auteurs sélectionnés. Présentation du projet Nouvelle Fribourg Nouvelle Fribourg est une revue de recherche scientifique en langue française, prioritairement axée sur des questions d’ordre littéraire, stylistique, didactique et interdisciplinaire. Nouvelle Fribourg invite les professeurs, chercheurs et étudiants francophones à contribuer à la publication d’articles consacrés à la littérature française du XIXe, XXe et XXIe siècles, à la critique et à l’enseignement du FLE, mais aussi à la littérature comparée. Chaque article répondant à nos appels à contribution et publié dans Nouvelle Fribourg sera soumis de manière anonyme à un Comité scientifique de lecture (selon la modalité de la double peer review), conformément au protocole des revues savantes. Nous vous invitons à visiter notre site internet et à explorer toutes ses sections à l’URL suivant : http://www.nouvellefribourg.com
Nom du contact: 
Federica Locatelli, Chiara Nifosi
Courriel du contact: 
info@nouvellefribourg.com
Suggéré par: 
Federica Locatelli, Chiara Nifosi
Courriel: 
info@nouvellefribourg.com
Date de début ou date limite de l'événement: 
05/08/2019
Date de fin de l'événement: 
31/10/2019
Ville de l'événement: 
Milan
Type d'événement: 
Appels à contribution
Catégorie principale: 
Site web de référence: 
http://www.nouvellefribourg.com

Les silences de la montagne. Littérature et discours alpins (XVIIIe-XXIe siècles)

Colloque international organisé par le Département de Sciences humaines et sociales de l’Université de la Vallée d’Aoste en collaboration avec l’Université Catholique de Milan.

Résumé de l'annonce: 
Colloque international organisé par le Département de Sciences humaines et sociales de l’Université de la Vallée d’Aoste en collaboration avec l’Université Catholique de Milan.
Appel à communication Les silences de la montagne. Littérature et discours alpins (XVIIIe-XXIe siècles) Colloque international organisé par le Département de Sciences humaines et sociales de l’Université de la Vallée d’Aoste en collaboration avec l’Université Catholique de Milan. Date du Colloque : jeudi 12 décembre 2019 Organisateurs : Federica Locatelli - Françoise Rigat (Université de la Vallée d’Aoste) Langue du colloque : français Jamais le silence n’a été connu dans les vallées tumultueuses ; ce n’est que sur les cimes froides que règne cette immobilité, cette solennelle permanence que nulle langue n’exprimera, que l’imagination n’atteindra pas. Etienne Pivert de Senancour, Obermann, lettre VII C’est ainsi que parle Obermann, le protagoniste du roman éponyme d’Etienne Pivert de Senancour (1804) ; après avoir fui sa famille parce que celle-ci lui imposait les « misérables chaînes » d’un mariage et d’un métier et s’être réfugié aux alentours de Saint-Maurice (Valais), le héros, désireux de tenter une ascension des Alpes, décrit la « permanence silencieuse des hautes cimes ». La « permanence » et le « silence » apparaissent en effet comme les traits spécifiques du sacré qui entoure, traditionnellement, les sommets : cette sacralité est souvent déclinée sous le signe de l’érémitisme (solitude, marginalité, introspection, abnégation) et de la verticalité (Gal 2018), voire de l’élévation (ascension, questionnement métaphysique, dialogue intime et/ou désespéré avec l’invisible, défi prométhéen). Elle s’exprime à la fois par un langage mystique et par une absence ou, pour mieux dire, une impossibilité de langage : « Je ne saurais vous donner une idée juste de ce monde nouveau, ni exprimer la permanence des monts dans une langue des plaines », déclare en effet Obermann. L’homme des Alpes, dont il est l’emblème comme le suggère son nom, est souvent tenté par le silence, certes plus éloquent qu’une parole menacée par la bassesse de la corruption sociale, plus sonore que la prolifération des bruits et plus profondément inhérent au sujet hanté (Locatelli 2019). Si la ville et plus généralement la plaine se donnent comme le lieu du vacarme, les sites de haute montagne représentent, même dans le rôle de stéréotype, un refuge, un havre de paix, en raison même du silence qui les habite. D’ailleurs, comme le soutenait Pascal dans ses Pensées, si dans le divertissement l’homme se perd, dans le silence il se trouve : autrement dit, le silence renvoie à une épaisseur de l’être, à une valeur ontologique impossible à discerner autre part. Toute la littérature qui s’est développée à partir de l’ascension au mont Blanc jusqu’à nos jours nous témoigne en effet du fait que le silence reste « le plus précieux des plaisirs alpins » (Samivel 1997), car il est étroitement lié aux charmes de la contemplation et à la quête intérieure. On se souvient à ce propos des vertus thérapeutiques et métaphysiques de l’altitude tant célébrées par Rousseau dans sa célèbre Lettre du Valais (La Nouvelle Héloïse) : « […] c’est une impression générale qu’éprouvent tous les hommes, […] que sur les hautes montagnes, où l’air est pur et subtil, on se sent plus de facilité dans la respiration, plus de légèreté dans le corps, plus de sérénité dans l’esprit ; […] Il semble qu’en s’élevant au-dessus du séjour des hommes, on y laisse tous les sentiments bas et terrestres, et qu’à mesure qu’on approche des régions éthérées, l’âme contracte quelque chose de leur inaltérable pureté ». Saussure (éd. 2002), faisant écho à Rousseau, a lui aussi enregistré les effets bienfaisants de la fréquentation des sommets : une fois les cimes atteintes, déclare-t-il, « l’âme s’élève, les vues de l’esprit semblent s’agrandir et, au milieu de ce majestueux silence, on croit entendre la Voix de la Nature et devenir le confident de ses opérations les plus secrètes ». Bien conscientes que tout questionnement sur le « silence » conduit à la confrontation avec ses apories et que « parler du silence » peut paraître paradoxal, pouvons-nous parler d’un silence ou faut-il que nous admettions l’existence de plusieurs formes de silence ? Qu’est-ce au fond que ce ce/s silence/s des sommets célébré/s depuis quatre siècles ? Sommes-nous autorisées à voir dans le silence le langage propre des sommets ? Le Colloque se propose d’analyser la place du silence et ses formes dans les textes littéraires ainsi que dans les discours dits « ordinaires » consacrés aux Alpes, du XVIIIe siècle à nos jours. Les contributions porteront par conséquent sur la problématique de sa reformulation et/ou de sa résolution, ainsi que sur ses marques, ses fonctions et ses enjeux discursifs, à partir d’un ou plusieurs axes ici suggérés : 1. Les typologies du silence : les contributions pourront d’abord s’intéresser aux différentes « gammes ou textures » du silence (Margarito, Celotti 2001 ; Corbin 2016) qui s’éprouvent dans les textes au gré des situations, des époques et des cultures, et sur ce qu’elles véhiculent : du silence de la contemplation, de l’ébranlement pathémique au silence de la méditation, de l’expérience cathartique, jusqu’à la cure de silence vantée par le marketing d’aujourd’hui ; ou encore, du silence solennel, harmonieux de la communion avec la nature au silence oppressant de la solitude, du vertige, de l’horror vacui en passant par le silence « assourdissant » pour conjurer la douleur, la perte, la mort, sans oublier le silence de la cordée et le mutisme des montagnards, parfois vertueux, parfois symbole de la fermeture des hautes terres (les « taiseux »). Cet axe s’intéressera donc à l’expérience du silence, ses valeurs et ses axiologies. 2. Le silence comme mode de connaissance de la montagne : la montagne est par excellence l’espace du silence (on le trouve en entrée dans le dictionnaire de Thiriez 2016). D’ailleurs, pour Elisée Reclus (éd. 2015), la montagne ne se dit pas, mais se vit, parce qu’elle « est une expérience du regard ». Il y aurait donc, pour paraphraser Pucinelli Orlandi (1996), un mode d’être en silence, dans le silence du promeneur des montagnes : il s’ensuit qu’on pourrait entendre le silence comme mode de relation et de médiation à la montagne ou bien considérer le silence en relation avec le geste de la marche : ce n’est en effet pas par hasard si Le Breton (Du silence, 1997) est aussi l’auteur d’un Eloge de la marche (2000). On pourra dans cette veine interroger la figure du pèlerin de montagne ou encore celle du guide en tant que porte-voix d’une montagne muette mais qui communique. 3. Le mythe du silence : on se demandera dans cet axe dans quelle mesure le « silence des sommets » est un topos, un mythe, c’est-à-dire une instrumentalisation poétique et/ou un cliché publicitaire (« un refuge calme et silencieux »), depuis que la montagne est devenue le terrain de jeu de l’Europe, pour reprendre les termes de Leslie Stephen (éd. 2003) et qu’elle est de plus en plus asphyxiée par la « touristication » (De Baecque 2014). Au-delà des « silences d’auteurs » (Mortara Garavelli 2015), une attention particulière pourra être ici accordée à l’analyse en diachronie ou en synchronie des discours des associations telles que le Club Alpin Français, Alpes-là, Fédération européenne de randonnée, Mountain Wilderness France, etc. 4. Le silence et ses dichotomies : dans la foulée de Rousseau (1761), qui focalise l’attention sur la surprenante dichotomie entre le silence intime et le dialogue avec le spectacle alentour, on s’intéressera plus largement dans cet axe aux réseaux dichotomiques qui relaient le silence : montagne vs plaine, sublime vs maudit, solitude vs ville, passé vs modernité, etc. 5. Le silence et l’ineffable : le silence, c’est l’absence de bruit, de voix et de son (silēo, d’après l’étymologie), mais aussi l’absence de mots (tăcĕo), c’est-à-dire la difficulté de nommer, de décrire, de raconter les paysages, les perceptions et les péripéties en altitude et d’en restituer une « idée juste » (Windham 1912). Cet axe étudiera les procédés langagiers employés et, plus largement, les stratégies discursives et rhétoriques pour palier à ce manque. On pourra alors se demander en quoi le silence informe les œuvres qui s’en nourrissent, quels choix stylistiques et formels (les figures : Prandi 1990 ; Paissa 2015), quelles valeurs pragmatiques, quelles portées sémantiques et quelles orientations esthétiques il induit. 6. Les temps du silence : le silence en montagne peut être la possibilité de saisir le passage du temps, de le suspendre, de s’en évader. Le silence serait-il le temps de la lenteur (du « slow »), de l’immuable, du sublime, du divin ou encore de l’infini tel que le découvre Pétrarque au Mont-Ventoux (éd. 2001) ? Ce silence-là pourra être également appréhendé à partir de l’analyse de la photographie (Mons 1998) qui, depuis les premiers clichés des frères Bisson, a tant contribué à façonner l’image des Alpes (Frangne 2019). 7. Le silence comme oubli : on pourra enfin aborder le silence comme l’absence des récits d’ascension dans l’Histoire de la littérature de langue française, bien que la montagne offre de multiples facettes à l’imagination des écrivains, et semble s’imposer aujourd’hui comme un cadre romanesque à en juger par l’avalanche des récits et des autobiographies dans les rayons des librairies (Siestrunck 2005). Certes, tout un filon de la littérature alpine demeure plutôt médiocre, mais la froideur de la critique littéraire est-elle justifiée ? On pense bien évidemment aux ouvrages de Frison-Roche, de Rébuffat, de Samivel. Peut-on être d’accord avec De Luca (2017) lorsqu’il affirme que la littérature alpestre n’existe pas ? On pourra par ailleurs appréhender un autre manque, celui des femmes, longtemps bannies des récits de voyage et d’ascension ou reléguées dans l’anonymat, à l’exception de quelques intrépides (Georges Sand), de quelques images archétypales (Heidi), de « pastourelles » dans la narration (par exemple Peyré 1939) ou de jeunes « fiancées » (Marie Paradis), et mettre en lumière les autrices et/ou les récits contemporains. Les propositions de communication sont à adresser avec un titre, un bref résumé (200-250 mots environ) avant le 30 septembre 2019 aux adresses suivants : f.locatelli@univda.it / f.rigat@univda.it Les décisions du comité scientifique du colloque seront communiquées le 15 octobre 2019. Les articles définitifs pour la publication seront à remettre avant le 29 février 2020. Conférencières/conférenciers plénières/pléniers : Pierre-Henry Frangne, Professeur de philosophie et alpiniste, Université de Rennes Alain Guyot, Professeur de littérature, Université de Lorraine Paola Paissa, Professeur de langue et culture françaises, Università di Torino Fabio Scotto, Professeur de littérature, Università di Bergamo Marisa Verna, Professeur de littérature, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Comité scientifique : Federica Locatelli (Université de la Vallée d’Aoste) Mariagrazia Margarito (Università di Torino) Ida Merello (Università di Genova) Michele Prandi (Università di Genova) Françoise Rigat (Université de la Vallée d’Aoste) Les actes du colloque seront publiés en volume. Références citées CELOTTI Nadine. « La Linguistique à l’écoute des silences », a cura di M. Margarito, E. Galazzi, M. Lebbar Politi, Oralità nella parola e nella scrittura/Oralité dans la parole et l’écriture, Torino, Edizioni Libreria Cortina, 2001, p. 91-105 Corbin Alain, Histoire du silence, de la Renaissance à nos jours, Paris, Albin Michel 2016 DE BAECQUE Antoine. La Traversée des Alpes : essai d’histoire marchée, Paris, NRF, 2014 DE LUCA Erri, Introduction, In Movimento, numéro spécial, 27 avril 2017 FRANGNE Pierre-Henry. De l’Alpinisme, Presses Universitaires de Rennes, 2019 GAL Stéphane. Histoires verticales : Les usages politiques et culturels de la montagne : XIVe – XVIIIe siècles, Paris, Champ Vallon, 2018 LE BRETON David. Du silence, Paris, Métailié, 1997 LOCATELLI Federica. Les Alpes, singuliers spectacles, Milan, Educatt, 2019 MARGARITO Mariagrazia. « Le Silence du dictionnaire », a cura di M. Margarito, E. Galazzi, M. Lebbar Politi, Oralità nella parola e nella scrittura / Oralité dans la parole et l’écriture, Torino, Edizioni Libreria Cortina, 2001, 107-118 MONS Alain. « Le silence de la photographie, la brulure de l’image », Médiation et information, n°9, 1998 MORTARA GARAVELLI Bice. Silenzi d’autore, Milano, Editori Laterza, 2015 PAISSA Paola. « Le silence sur la torture pendant la guerre d’Algérie. Analyse d’un corpus de presse française (1957 et 2000) », Mots. Les langages du politique [En ligne], 103 | 2013, mis en ligne le 16 décembre 2015 PETRARQUE. L’Ascension du mont Ventoux, Éd. Mille et une nuits, 2001 PEYRÉ Joseph, Matterhorn, Grasset, 1939 PUCINELLI ORLANDI Eni. Les Formes du silence, Paris, Ed. des Cendres, 1996 PRANDI Michele. « Una Figura testuale del silenzio : la reticenza », in M.E. Conte, A. Giacolone Ramat, P. Ramat (a cura di), Dimensioni della linguistica, Milano, Franco Angeli, 1990 RECLUS Elisée, Les Alpes, Editions Héros-Limite, 2015 ROUSSEAU, Jean-Jacques. Julie ou la Nouvelle Héloïse (1761), Paris, Garnier, 1960 SAMIVEL (Paul Gayet-Tancrède, dit). L’Amateur d’abîmes, Paris, Hoëbeke, 1997 SAUSSURE, Horace-Bénédict de. Voyages dans les Alpes, Neuchâtel, Fauche, 1779, t. I ; Genève, 1786, t. II ; Neuchâtel, 1795, t. III-IV ; Relation abrégée d’un voyage à la cime du Mont-Blanc : en août 1787, Genève, 1787 ; Voyages dans les Alpes (1852), Julie Boch (éd.), Genève, Georg, 2002 SENANCOUR, Etienne Pivert de. Obermann (1804), Paris, Gallimard, 1984 SIESTRUNCK René, « Le roman de la montagne », Alpe, n. 26, p. 33-41, 2005 STEPHEN Leslie. Le Terrain de jeu de l’Europe, Paris, Hoëbeke, éd. 2003 THIRIEZ Frédéric. Dictionnaire amoureux de la montagne, Paris, Plon, 2016 WINDHAM, William. Relation d’un voyage aux Glacières en 1741 par M. Windham, copie manuscrite, in Lettres de Windham et de Martel. Premiers voyages à Chamouni, Lyon, A. Geneste, 1912
Nom du contact: 
Federica Locatelli
Courriel du contact: 
f.locatelli@univda.it
Adresse postale: 
Strada Cappuccini 2A 11100 AOSTA Italy
Suggéré par: 
Federica Locatelli
Courriel: 
f.locatelli@univda.it
f.rigat@univda.it
Date de début ou date limite de l'événement: 
30/09/2019
Date de fin de l'événement: 
30/09/2019
Ville de l'événement: 
Aoste
Type d'événement: 
Appels à contribution
Catégorie principale: 
Mots-clés: 
Littérature, discours alpins, montagne

La condition postmoderne. Quarante ans après

Résumé de l'annonce: 
Quarante ans après la publication de "La Condition postmoderne" de Jean-François Lyotard, le colloque entend relancer la réflexion sur un concept qui a guidé l’interprétation de la structure politico-économique de la société occidentale.
La condition postmoderne. Quarante ans après Università degli Studi di Genova, 5-7 décembre 2019 Sous la direction de Elisa Bricco et Luca Malavasi Università degli Studi di Genova - DIRAAS (Dipartimento di italianistica, romanistica, antichistica, arti e spettacolo), Dipartimento di Lingue e culture moderne. En partenariat avec le centre de recherche PLEIADE (Université Paris 13) Comité d’organisation Le colloque est organisé par le DIRAAS (Dipartimento di italianistica, romanistica, antichistica, arti e spettacolo) et le DLCM (Dipartimento di Lingue e culture moderne) de l’Università degli Studi di Genova. Comité scientifique Stefano Ballerio (Università degli Studi di Milano), Elisa Bricco (Università degli Studi di Genova), Barbara Grespi (Università degli Studi di Bergamo), Ruggero Eugeni (Università Cattolica del Sacro Cuore), Laurent Jullier (Université de Lorraine), Luca Malavasi (Università degli Studi di Genova), Oscar Meo (Università degli Studi di Genova), Roberto Mordacci (Università Vita-Salute San Raffaele), Magali Nachtergael (Université Paris 13), Krešimir Purgar (Josip Juraj Strossmayer University), Antonio Somaini (Université Sorbonne Nouvelle-Paris 3), Simone Venturini (Università degli Studi di Udine). Keynote Speakers Ruggero Eugeni (Università Cattolica del Sacro Cuore), Roberto Mordacci (Università Vita-Salute San Raffaele), Magali Nachtergael (Université Paris 13), Krešimir Purgar (Josip Juraj Strossmayer University), Josh Toth (MacEwan University). Après 40 ans de la publication de La Condition postmoderne de Jean-François Lyotard, le colloque entend relancer la réflexion sur un concept qui, depuis près de trois décennies, a guidé l’interprétation de la structure politico-économique de la société occidentale, de ses dynamiques sociales et de sa production artistique et culturelle. Cette notion apparaît aujourd’hui tendue en direction de deux pôles opposés : celui d’un refus radical (Kirby 2009, Ferraris 2012) et celui d’un processus de révision et d’historisation (Jencks 2010, Faye 2012, Franzini 2018). Toutefois, un élément semble unir le vaste débat international et transdisciplinaire alimenté par l’avènement du nouveau millénaire (Brooks, Toth 2007; Toth 2010; Nealon 2012; Rudrum, Stavris, 2015, Mordacci 2017) : l’idée de la fin de postmoderne, tantôt acquise comme une sorte de fait inéluctable (quoique avec des nuances très différentes), tantôt souhaitée ou forcée. La sortie du postmoderne et, en particulier, de ses hypothèses philosophiques et épistémiques, est ainsi envisagées comme un passage nécessaire pour être en mesure de faire face aux défis posés par la société contemporaine. En plus, et inévitablement, ce débat s’est préoccupé soit d’évaluer l’héritage (éventuel) du postmodernisme, soit de définir, par différence, la physionomie de la société actuelle (Altermodernism, Digimodernisme, Neomodernité, Hypermodernité, Post-Postmodernité, Remodernisme, ecc.). Le colloque, ouvert à tous les domaines disciplinaires, a donc l’intention de partir du débat le plus récent afin d’interroger la dynamique et la physionomie de cette fin (ou de ce désir de « faire finir »), ses motivations (crise ? épuisement ?) et ses conséquences, ainsi que ses implications paradoxales : vu que le postmoderne est resté, grâce aux discours sur sa fin, au centre du débat sur le contemporain. En outre, le colloque a pour but de questionner l’héritage éventuel de la pensée postmoderne et de sa production culturelle, ainsi que la pertinence de sa production théorique bien articulée. En effet, le postmoderne a représenté, de nombreux points de vue, la première tentative de réagir à une série de changements radicaux – la mondialisation, l’avènement d’une société visuelle, la dématérialisation, la technologisation de l’expérience, etc. – au point que cette notion définit encore aujourd’hui, dans une version intensifiée, notre société. En même temps, le fait d’interroger la sortie de la société occidentale de la postmodernité ne peut que conduire à se demander : quelle « condition » vivrait-elle aujourd’hui ? Le colloque vise à être aussi un moment d’investigation des nombreuses propositions – philosophiques, éthiques, esthétiques – qui, ces dernières années, ont tenté de formuler de nouveaux concepts opérationnels pour l’interprétation et l’analyse de la condition post postmoderne. Le colloque sera organisé en sessions plénières et en sessions parallèles. Les propositions pourront viser à réfléchir sur certaines articulations théoriques générales, ainsi qu’à vérifier les retombées par rapport à des domaines disciplinaires spécifiques et à des domaines ou phénomènes particuliers de la production artistique et culturelle. Parmi les sujets que le colloque entend approfondir par rapport aux questions mentionnées ci-dessus, nous signalons : -L’interprétation historique et philosophique du postmoderne -Postmodernisme après le postmodernisme -Historicité et historisation du style postmoderne -Le postmodernisme comme international style -La relation entre la théorie postmoderne et les études visuelles -Théorie postmoderne et médias -Le postmodernisme littéraire et artistique Informations Deadline pour la présentation des propositions: le 26 août 2019. Les résumés (1000-1500 caractères), accompagnés d’un bref CV doivent être envoyés à l’adresse : thepostmodernconference@gmail.com Réponses prévues : le 16 septembre 2019. Les langues du colloque seront l’anglais, le français et l’italien.
Nom du contact: 
Elisa Bricco
Courriel du contact: 
thepostmodernconference@gmail.com
Suggéré par: 
Elisa Bricco
Courriel: 
elisa.bricco@unige.it
Date de début ou date limite de l'événement: 
26/08/2019
Ville de l'événement: 
Genova
Type d'événement: 
Appels à contribution
Catégorie principale: 
Mots-clés: 
postmoderne, études visuelles, études littéraires, esthétique postmoderne, cinéma, médias
Site web de référence: 
https://argec.hypotheses.org/2090

Appel à contribution pour la revue Annales du patrimoine

Call for paper for issue 19, 2019 of Journal Annals of Heritage

Résumé de l'annonce: 
La revue Annales du patrimoine de l'université de Mostaganem (Algérie) lance un appel à publication pour le numéro 19 / 2019.
Les chercheurs peuvent soumettre leurs articles dans les disciplines suivantes : - littérature comparée (orientale, hispano-arabe, occidentale et africaine), orientalisme. - littérature mystique, littérature de voyage, imagologie, littérature maghrébine, - langues, traduction et interculturalité, - patrimoine matériel et immatériel, histoire et civilisation... La revue accepte également des articles de varia en rapport avec le patrimoine. Modalités de soumission : Les chercheurs intéressés sont invités à envoyer leurs contributions (le résumé de 15 lignes, l'article de 15 pages maximum et 5 mots-clés, en format Word), au plus tard le 31 juillet 2019, à l'adresse email de la revue : annales@mail.com Veuillez préciser votre affiliation institutionnelle et votre grade académique si possible. Les propositions d'articles devront respecter les normes de publication de la revue : http://annales.univ-mosta.dz Responsable : Pr Mohammed Abbassa
Nom du contact: 
Mohammed Abbassa
Courriel du contact: 
annales@mail.com
Adresse postale: 
Faculté des lettres et des arts - Université de Mostaganem (27000), Algérie
Suggéré par: 
Mohammed Abbassa
Courriel: 
annales@mail.com
Date de début ou date limite de l'événement: 
31/07/2019
Ville de l'événement: 
Mostaganem
Type d'événement: 
Appels à contribution
Catégorie principale: 
Mots-clés: 
Littérature comparée, orientalisme, langues et traduction, civilisation, art.
Site web de référence: 
http://revue.univ-mosta.dz/index.php/annales

La mémoire européenne mise en question

Résumé de l'annonce: 
Appel à contribution pour un numéro de la revue De Europa dirigé par Angela Condello (Università di Roma 3) et Anna Mastromarino (Università di Torino)
Appel à contribution La mémoire européenne mise en question Numéro dirigé par Angela Condello (Università di Roma 3) et Anna Mastromarino (Università di Torino) www.deeuropa.unito.it - n. 2 -2020 ISSN 2611-853X Au cours de ces dernières années, les études sur la « mémoire » ont connu un succès grandissant, ce type d’études ne portant plus seulement sur les fonctions cognitives et psychiques mais devenant un domaine interdisciplinaire qui s’intéresse à l’analyse des liens entre le passé, le présent et l’avenir d’après des perspectives différentes (sociologique, juridique, culturelle). La revue De Europa envisage la publication d’un numéro sur l’analyse interdisciplinaire du rôle que les processus mémoriels jouent dans le processus d’intégration européenne, tout en considérant que le fait de construire une mémoire entraîne la construction d’une identité groupale et que donc la réflexion sur le passé est une étape fondamentale lors du processus d’autodéfinition d’un peuple. Par conséquent, ce numéro de la revue s’intéressera à la mémoire en relation à la construction et à l’élaboration d’identités plurielles dans l’histoire européenne mais aussi par rapport à leurs projections vers l’avenir, ce qui leur permet d’être sans cesse remodelées. Dans ce contexte, les événements, les personnes, les lieux, les discours, les dates deviennent des éléments essentiels pour consolider les liens d’unité d’un peuple. Ce numéro de la revue abordera donc les questions suivantes : - de quelle manière la mémoire peut créer identité dans la société europenne ; - si la coexistence de mémoires différenciées, voire opposées, est possible au sein d’un espace public européen commun et partagé ; - à travers quel type de processus de sélection (individuel, privé, public) il est possible de créer une mémoire européenne collective ; - quels objets « exemplaires » et / ou quels discours sont capables de déclencher des processus mémoriels ; - dans le contexte européen, qui sont les sujets censés devenir les acteurs « légitimes » de la mémoire ; - quels peuvent être les lieux capables de créer de la mémoire (lieux matériels, immatériels, discursifs ; dates, musées...) ; - quel rôle peut jouer l’éducation, notamment l’enseignement de l’histoire, par rapport à la création d’une mémoire européenne ; - s’il est possible de contourner les risques possibles d’instrumentalisation des processus mémoriels de la part des forces antieuropéennes et de renforcer un espace de confrontation ouvert qui favorise la coexistence de mémoires potentiellement conflictuelles. Un résumé d'environ 300 mots et 5 mots-clés devront être envoyés en français et dans une des autres langues de la revue (italien, anglais ou espagnol) à l’adresse redazione.deeuropa@unito.it avant le 30 septembre 2019. Les articles des propositions acceptées devront être envoyés à la même adresse avant le 31 mars 2020. Les consignes rédactionnelles sont disponibles au lien: http://www.deeuropa.unito.it/content/contacts
Suggéré par: 
Rachele Raus
Courriel: 
rachele.raus@unito.it
Date de début ou date limite de l'événement: 
30/09/2019
Ville de l'événement: 
Torino
Type d'événement: 
Appels à contribution
Catégorie principale: 
Mots-clés: 
europe, europa, mémoire, memoria
Site web de référence: 
www.deeuropa.unito.it

Entre masculin et féminin... Approche contrastive : français et langues romanes

Résumé de l'annonce: 
Appel pour un colloque international à Paris, les 28 et 29 novembre 2019, sur le thème de la féminisation, incluant la dimension diachronique ainsi que la dimension contrastive entre le français et les langues romanes.
Le laboratoire Lattice (CNRS, ENS & Sorbonne Nouvelle ; PSL & USPC) et le Réseau LTT (Lexicologie-Traduction-Terminologie - XIIe Journées scientifiques), organisent, avec le soutien de la Délégation Générale à la Langue Française et aux Langues de France, un colloque international à Paris, les 28 et 29 novembre 2019, sur le thème de la féminisation, incluant la dimension diachronique ainsi que la dimension contrastive entre le français et les langues romanes. La féminisation des noms de métiers, grades et fonctions, est perçue de prime abord comme une question sociale et politique, puisqu’elle renvoie à une nouvelle réalité : l’accès des femmes à toutes les professions, même prestigieuses (hautes fonctions dans le monde de l’entreprise, des administrations, de l’armée, de la politique) ; mais aussi manuelles, habituellement réservées aux hommes pour leur pénibilité. Le débat qui secoue la société française actuellement autour de la féminisation des noms de métiers, de l’écriture inclusive, et plus largement, sur la possibilité d’un langage dit épicène, nous amène, dans cet appel à communication, à dépasser cette question de la « féminisation » en incluant la question du masculin à la fois en synchronie et en diachronie.
Nom du contact: 
Benjamin Fagard et Gabrielle Le Tallec
Courriel du contact: 
colloque-masculin-feminin@ens.fr
Suggéré par: 
Jana Altmanova
Courriel: 
jaltmanova@unior.it
Date de début ou date limite de l'événement: 
15/06/2019
Date de fin de l'événement: 
15/06/2019
Ville de l'événement: 
Paris
Type d'événement: 
Appels à contribution
Catégorie principale: 
Mots-clés: 
féminisation, politique linguistique, écriture inclusive
Site web de référence: 
http://www.lattice.cnrs.fr

Presse et Femmes en Italie

Résumé de l'annonce: 
l’émergence de la subjectivité féminine dans les journaux littéraires et politiques entre 1750 et 1861
Appel à contributions pour la Journée d'Etudes sur Presse et Femmes en Italie : l’émergence de la subjectivité féminine dans les journaux littéraires et politiques entre 1750 et 1861 qui se tiendra à l'UCA de Clermont-Ferrand le 24 octobre 2019 organisée par le centre de recherche Celis. Responsable: Paola Roman: paola.roman@uca.fr Date d'échéance des propositions: 14 juillet 2019. Dans le sillage des travaux de Christiane Veauvy et de Laura Pisano (Paroles oubliées : les femmes et la construction de l’Etat-Nation en France et en Italie (1789-1860), 1999) et des apports théoriques des gender studies (voir les réflexions, entre autres, de Chantal Savoie, Pour une sociopoétique historique des pratiques littéraires des femmes, 2009) faisant de la presse « bien plus qu’un simple espace de diffusion mais un véritable foyer de pratiques qui a le mieux façonné l’émergence de la pratique littéraire et politique des femmes », cette journée d’études voudrait approfondir la connaissance du journalisme féminin « italien » entre 1750 et 1861. La période envisagée est ponctuée par une série d’enjeux d’envergure du point de vue historique (expérience révolutionnaire jacobine et construction de l’Etat-Nation) ou culturel (diffusion de la culture des Lumières et transformation du rôle de la presse). Pendant cette période, l’écriture journalistique féminine souffre d’une double marginalisation. D’une part, le caractère hétérogène, pour ne pas dire hétéroclite, des textes proposés dans la presse de l’époque (extrait, lettre, chronique, poème, narration brève, roman-feuilleton) rend cette écriture suspecte aux yeux des lettrés et du monde académique, qui tente d’en définir, par ailleurs, frontières et limites (anonymat, l’injonction de la « neutralité » lors des comptes-rendus des ouvrages d’autrui ect.). D’autre part, le journalisme - et le journalisme politique notamment - étant un champ éminemment « genré » au masculin, la parole des femmes y est encore peu visible. Son existence même « demeure encore largement insoupçonnée » (Christiane Veauvy) puisque largement soumise à des préjugés fortement enracinés. Dans l’intention de dépasser la confusion entre « invisibilité » et « absence », essayer de retrouver les contours de cette existence publique des femmes nous semble du plus grand intérêt. L’approche envisagée est celle de s’interroger sur la manière adoptée par les femmes-journalistes pour « exister » au sein des journaux, à travers d’adoption des stratégies d’appropriation, de contournement ou de refus des pratiques courantes, pour répondre à l’ émergence de leur désir de « présence subjective ». Il s’agira de saisir, dans cet espace non homogène, les traces, souvent fragmentaires et soumises à toute forme de censure ou d’ « autocensure », d’ une pensée littéraire, esthétique, politique ou morale autonome, plus ou moins revendiquée comme telle, ainsi que d’une dimension plus intime. La recherche italienne a pris en compte l’activité et le rôle culturel joués par des figures de référence de ce journalisme au féminin italien de l’époque, telles qu’ Elisabetta Caminer Turra (première directrice des deux plus importants journaux littéraires de la seconde moitié du siècle, l’Europa letteraria et Il Giornale enciclopedico) ou Eleonora Fonseca Pimentel (première directrice d’un journal politique, il Monitore napoletano) ou Cristina di Belgioioso (très active dans la diffusion de la « cause italienne » en France pendant le Risorgimento avec un journal comme l’Ausonio, entre autres). Par rapport à ces figures, il est maintenant envisable une analyse plus ponctuelle de leurs « discours » afin d’en dégagé les enjeux évoqués plus haut. C’est, nous l’espérons, l’un des buts de cette journée d’études. L’appel à communication tendra, d’ailleurs, à privilégier aussi les axes suivants : Figures de femmes-journalistes peu ou mal connues. Analyses du « discours » des femmes-journalistes : stratégies d’appropriation, de parodie, de contournement des pratiques de référence culturelle « genrées ». Présence réelle ou « fictive » des femmes-lectrices dans les journaux littéraires et politiques.
Nom du contact: 
Paola Roman
Courriel du contact: 
paola.roman@uca.fr
Suggéré par: 
Marie Gaboriaud
Courriel: 
marie.gaboriaud@institufrancais.it
Date de début ou date limite de l'événement: 
14/07/2019
Ville de l'événement: 
Clermont-Ferrand
Type d'événement: 
Appels à contribution
Catégorie principale: 
Mots-clés: 
presse politique, presse littéraire, femmes

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